Storia

La Causa


Oggi è Venerabile 

In chiusura del “Decreto sulle virtù” si legge: «Madre Nazarena, che già in vita era ritenuta una santa, fu circondata anche dopo la morte da fama di santità, per cui, dietro richiesta delle Figlie del Divino Zelo, il Vicariato di Roma iniziò la Causa di beatificazione (1992-93). La validità dell’inchiesta diocesana fu riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 14 gennaio1994. Preparata la Positio, si discusse se la Serva di Dio avesse esercitato in grado eroico le virtù. Il 9 maggio 2003 si tenne con esito positivo il Congresso dei Consultori teologi. Successivamente, il 28 ottobre, i Padri Cardinali e Vescovi hanno riconosciuto che Madre Majone ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali e annesse». Il sommo Pontefice ha reso pubblico il decreto il 20 dicembre 2003: d’allora Madre Nazarena è “Venerabile”.

L’esercizio delle virtù teologali (fede, speranza e carità) è imprescindibile nel percorso della santità. In Madre Nazarena, tale esercizio appare a tratti forti e non di rado straordinari: parlarne è doveroso per la conoscenza della Madre e proficuo per la nostra edificazione. L’averle poi esercitate in “grado eroico”, come ha decretato Giovanni Paolo II il 20 dicembre 2003 su istanza della Congregazione per la Cause dei Santi, è viatico sicuro per un cammino di santità. Oggi Madre Nazarena, per la Chiesa, è da considerarsi “venerabile”: primo passo verso la gloria degli altari.

Fede, speranza e carità sono “virtù sorelle” che convivono spesso, quasi fuse, in tanti momenti della vita di Madre Nazarena. «La si vedeva - testimonia suor Olimpia Basso - tutta raccolta, compenetrata, aveva un’espressione del viso soave e i suoi occhi si velavano di lacrime. Si sentiva che in lei era Gesù che parlava e che quello che diceva lo aveva attinto nell’intimità con Dio, nella meditazione e nella comunione». È facile ravvisare in questo trasalimento spirituale di Madre Nazarena la compresenza di molte virtù, non senza un’allusione a probabili manifestazioni mistiche.

Quale fede?

Quella di Nazarena è una fede che impregna tutta la vita, i pensieri, i progetti, le azioni. La sua fede è un vedere diverso, secondo l’esortazione di san Paolo: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo…» (Rm 12,2). Puntuale l’ammonimento di lei quando accoglieva le aspiranti alla vita religiosa: «Dimenticate la vostra vita passata».
Non la cultura dei libri illumina il vedere diverso di Nazarena. È lo spirito di sapienza e di intelletto ad alimentare in lei il discernimento del mondo e delle cose. Dunque, oltre che essere un vedere diverso, la sua fede è un giudicare diverso. La fede diventa il suo metro di giudizio su se stessa, sull’Opera, sulle persone. È difficile cogliere un vuoto di fede nell’itinerario di Nazarena.

Icona della speranza

Nazarena, donna di speranza, svela al mondo che dove gli uomini hanno messo la parola fine, Dio scrive la parola principio. Ma il sentimento della speranza, che proietta in avanti i passi e i progetti di Nazarena, viaggia in perfetto equilibrio col sentimento del presente.
La sua non è una virtù ripiegata soltanto sulla propria santificazione, ma si incarna nella storia, nel suo farsi giudice delle scelte, dei pensieri, degli orientamenti, avendo lo sguardo rivolto all’eterno. Nazarena non si presenta agli altri in nome di una opportunità terrena ma, illuminata dalla speranza cristiana, fa credito agli ultimi della terra di una stima e di un futuro che allude a una realtà ultraterrena, dove gli ultimi saranno i primi.

Con gli occhi del cuore

La fede e la speranza sono per l’anima, e dunque per Nazarena, i due tratti di un movimento che giunge a compiutezza nella virtù teologale della carità. Nazarena è la donna che ha riconosciuto Dio amandolo. Non con l’acutezza della mente l’ha conosciuto, ma con gli «occhi del cuore», come li chiama Pascal.
Una volta raggiunto l’Amore infinito, se ne nutre, se ne colma l’anima e le mani per donare a sua volta a dismisura ai fratelli e alle sorelle, agli umili e ai bambini, ai poveri di pane e ai poveri di Dio. L’amore di Dio e del prossimo poggia sullo zoccolo solido della fede e della speranza. Queste virtù soprannaturali fanno da baluardo protettivo all’amore e gli conferiscono una dimensione non riscontrabile negli affetti umani.

 

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